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Capri, 30 settembre-1 ottobre 2017

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Il Malaparte 2017 ad Han Kang

Dopo Elizabeth Strout, il premio caprese continua a parlare al femminile:

quest’anno è il turno della scrittrice coreana,

che sarà in Italia a fine settembre per ritirare il riconoscimento

 Entri nella palestra, soffocando l’ondata di nausea che ti investe insieme al tanfo. Siamo solo a metà giornata, ma la fioca luce interna fa pensare alla più cupa penombra della sera. Le bare per cui si è già tenuta la cerimonia commemorativa sono state raggruppate con ordine vicino alla porta, mentre ai piedi della grande finestra, ciascuno coperto da un drappo bianco, giacciono i corpi di 32 persone che non sono state ancora messe in una bara, perché per loro non si è ancora presentato nessun parente.

Siamo solo a poche pagine dall’incipit di Atti umani, l’ultimo libro della scrittrice coreana Han Kang, e già la forza evocativa delle immagini prende alla gola il lettore, per non lasciarlo fino alla fine del libro. È questa energia che ha colpito il presidente del Premio Malaparte, Raffaele La Capria, e i suoi giurati (Giordano Bruno Guerri, Giuseppe Merlino, Giovanni Russo, Emanuele Trevi e Marina Valensise, cui da quest’anno si è aggiunto Leonardo Colombati), portando all’assegnazione del riconoscimento alla scrittrice asiatica.

Ispirato a un episodio di rivolta urbana realmente avvenuto nella Corea del Sud nel 1980, Atti umani è un lungo dialogo tra i vivi e i morti a proposito della brutalità del potere e delle sue conseguenze. Il libro esce in Italia solo in questi giorni, presso l’editore Adelphi, ma i giurati del Malaparte lo avevano già letto nella traduzione in lingua inglese, incuriositi dall’altra opera dell’autrice tradotta in Italia, La vegetariana, che li aveva convinti per l’originalità, la visionarietà e la forza narrativa. L’impressione ne è uscita rafforzata, e i giurati non hanno avuto dubbi nel procedere alla premiazione di chi s’ispira all’energia e alla vitalità che da sempre obbligatoriamente devono far parte del bagaglio culturale del vincitore del Premio.

Così, a un anno dall’assegnazione alla scrittrice americana Elizabeth Strout, il Malaparte, dopo la sua ripresa di cinque anni fa ad opera di Gabriella Buontempo, continua una striscia femminile, che vede tra le premiate anche Donna Tartt, mentre tra i vincitori si segnalano Emmanuel Carrère, Julian Barnes e Karl Ove Knausgård. Altri autori di grandissimo talento, come Saul Bellow o Isabel Allende, se lo sono aggiudicato negli anni Ottanta e Novanta.

Come sempre, la tre giorni caprese rappresenterà un omaggio alla narrativa della vincitrice, che ne discuterà nella tavola rotonda con scrittori e giornalisti italiani, prevista per sabato 30 settembre pomeriggio nella sala Consiliare del Comune di Capri. Tra i presenti, oltre ovviamente ai membri della giuria, sono annunciati Camilla Baresani, Diego De Silva, Paolo Mieli, Silvio Perrella. Secondo la tradizione, la premiazione ufficiale avverrà l’indomani, domenica 1° ottobre alle 11.00, alla Certosa di San Giacomo. Lì la vincitrice terrà un discorso.

Il Premio Malaparte si conferma così uno dei più importanti riconoscimenti letterari italiani per personalità internazionali: merito della sua anima, Gabriella Buontempo, che ha fatto rinascere una tradizione di famiglia, nata per iniziativa di sua zia Graziella Lonardi Buontempo, e di Ferrarelle S.p.A., unico sponsor del premio, che ha sposato con entusiasmo il progetto di riportare a Capri il riconoscimento.

Ricorre quest’anno – dice Gabriella Buontempo – la ventesima edizione del Premio, che sotto mia zia Graziella negli anni Ottanta aveva festeggiato 14 vincitori. Erano scrittori di fama mondiale; i cinque che si sono aggiunti da quando abbiamo ripreso fino all’anno scorso sono sicuramente alla loro altezza. Con Han Kang, se possibile, siamo perfino saliti di livello. Ne sono davvero orgogliosa”.

Riportare in vita il Premio Malaparte sarebbe stato impossibile senza il supporto di Ferrarelle SpA, che ha creduto da subito nella forza della cultura come strumento con cui arricchire il proprio bagaglio di Responsabilità Sociale. “Poiché l'acqua prende la forma del suo contenitore, siamo fermamente convinti che la CSR sia il migliore strumento per plasmare la nostra identità e cultura d'impresa” - spiega Michele Pontecorvo Ricciardi, Responsabile Comunicazione e CSR Ferrarelle SpA, “e siamo felici di trasferire questi valori grazie al Premio Malaparte a Capri, vetrina di risonanza internazionale per Ferrarelle e per tutte le altre eccellenze italiane”.

Capri, 12 settembre 2017

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 



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Inaugurano dal 15 al 18 giugno gli Incontri salentini, nuova rassegna letteraria, che per il suo numero zero si misura con il tema dei confini. Conclude Emmanuel Carrère

Sono Emmanuel Carrère, Elsa Osorio e Pep Puig i protagonisti stranieri degli Incontri salentini, nuova rassegna di appuntamenti letterari che apre i battenti in Puglia a metà giugno. Insieme a loro, gli autori italiani Marco Balzano, Andrea Kerbaker e Pier Luigi Vercesi animeranno l’edizione zero della rassegna, che si tiene nelle località di Santa Maria di Leuca, Patù e San Gregorio, è curata da Gabriella Buontempo e organizzata dagli Incontri internazionali d’arte di Roma insieme alla Kasa dei libri di Milano.

La rassegna esordisce quest’anno con un numero zero incentrato sul tema dei Narratori dei Confini, molto attuale in tutta Italia e in particolare in quella zona del Salento aperta a tutti i mari del sud. In quattro giorni, in tre luoghi diversi, tutti molto suggestivi, i sei scrittori daranno luogo a confronti differenti che esploreranno alcuni dei tanti significati del confine, ieri e oggi.

Inizierà giovedì 15, alle 19.30, al Frantoio ipogeo Cacciatore di Morciano di Leuca Andrea Kerbaker, intervistato da Mario Carparelli, che parlerà del confine tra legalità e sicurezza, visto retrospettivamente attraverso una oscura vicenda dei primi anni Settanta, raccontata ne La rimozione (Marsilio). Ma si parlerà anche del ruolo salvifico dei libri affrontato nel suo Diecimila (Interlinea).

Pure negli anni Settanta è ambientata la storia che racconta Pier Luigi Vercesi ne Il marine (Mondadori), fedele narratore di un dirottamento che varca l’oceano e tocca due continenti. Insieme a lui, di scena venerdì 16 alle ore 19.30 nel Palazzo Romano di Patù, c’è Pep Puig, autore catalano, quindi esperto di confini per definizione, che racconterà della sua Vita senza Sara Amat, premiato in Spagna con il prestigioso Premi Sant Jordi e appena pubblicato in Italia da Marsilio.

Sabato 17 alle ore 19.30, al Lido Marinelli di San Gregorio si incontreranno Marco Balzano, autore di origine pugliese che ha vinto il Premio Campiello 2015 con L’ultimo arrivato, e – a partire dal suo esordio con Il figlio del figlio - si è sempre occupato delle fasce meno protette. I libri di Balzano sono editi da Sellerio; con lui, Elsa Osorio, una delle autrici argentine che ha affrontato con maggior coraggio il tema incandescente dei desaparecidos, notissima per I vent’anni di Luz, che ora presenta il suo nuovo romanzo, Doppio fondo, pubblicato in Italia in prima mondiale da Guanda.

La conclusione, domenica 18, alle 19.30, allo Yacht Club Leuca di Santa Maria di Leuca è affidata a Emmanuel Carrère, l’autore di romanzi imperdibili come L’avversario, Limonov e Il regno, che qui parlerà anche del suo recente reportage di frontiera, A Calais. Lo modererà Andrea Kerbaker.

La rassegna Incontri salentini rientra nell’educational tour Dialoghi e cammini de finibus terrae, realizzato dal Comune di Patù con il sostegno della Regione Puglia, Assessorato Industria Turistica e Culturale, e dell’Agenzia regionale del Turismo Pugliapromozione.

Alla realizzazione del tour Dialoghi e cammini de finibus terrae hanno inoltre collaborato il Comune di Morciano di Leuca, il Comune di Castrignano del Capo, la Fondazione di Partecipazione Parco Culturale Ecclesiale Terre del Capo di Leuca – De Finibus Terrae, l’associazione Salentosophia, l’associazione Terra Archeorete del Mediterraneo e il Presidio del Libro del Capo di Leuca.

 

 

 

 

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Skin Taste giunge alla sua 4° edizione con l’opera OLD FACTORY NEW CAPITAL, frutto della collaborazione tra Igor Grubić (Zagabria, 1969) e Raffaela Mariniello (Napoli, 1962). L’inaugurazione al pubblico si terrà giovedì 20 aprile 2017 alle ore 19.00 presso la sede di PortoFluviale, Roma.

OLD FACTORY NEW CAPITAL è un’opera in cui l’estetica e la visione concettuale di Grubić e Mariniello si uniscono e quasi si fondono. La ricerca di entrambi sulle aree industriali e sulla dismissione delle fabbriche perseguita sotto il punto di vista del cambiamento del paesaggio urbano, sociale ed economico si riflette nella scelta delle sei fotografie di fondo, alternatamente di uno e dell’altro, che hanno per tema archeologie industriali appartenenti a diverse aree geografiche del Mediterraneo, dai Balcani al Libano passando per Atene e Napoli. Scheletri di cemento e luoghi fantasma che trasudano un passato lontano e che oggi sono simboli di abbandono divengono lo spunto per incoraggiare nuove strategie economiche.

L’opera gioca sul sottile equilibrio tra l’immagine – in cui si riconosce l’esperto occhio fotografico di Raffaela Mariniello – e il messaggio che della pubblicità mutua la dinamica – pratica tipica di Grubić – il cui font d’ispirazione russa porta con sé il carico rivoluzionario del costruttivismo antitetico al nostro presente. Sebbene non nasconda un’amara ironia, OLD FACTORY NEW CAPITAL riflette su quanto accade nel presente a diverse velocità sia in Italia che in Croazia – e nella stessa zona Ostiense in cui è situato il locale PortoFluviale – sul lungo e difficile processo di riconversione non solo di un’area urbana ma dell’intera società.

Igor Grubić, tra i più affermati artisti croati della sua generazione, è noto per il suo attivismo politico e per le sue operazioni negli spazi pubblici, spesso nati in una atmosfera misteriosa di anonimato, che mirano a generare nuovi significati, come la serie 366 Liberation Rituals (2008) o Angel with dirty faces (2006). Attivo dagli anni ‘90 il suo lavoro include performance, fotografia e video, tra cui ricordiamo Monument e East Side Story. I suoi lavori sono stati esposti in numerose rassegne e presso istituzioni internazionali, tra cui Manifesta 4, Francoforte; Tirana Biennale 2; 50.October Salon Belgrade; 11. Istanbul Biennial; Manifesta 9, Genk, Gwangju Biennale 20th; ‘Zero Tolerance’, Moma PS1, New York, Palais de Tokyo, Parigi. In Italia, tra le altre, ha esposto presso Present Future (Artissima, 2001) e alle mostre “Il Piedistallo vuoto” e “Gradi di Libertà”, tenutesi rispettivamente al Museo Civico Archeologico e al MAMbo di Bologna nel 2014 e nel 2015. Lavora con la galleria La Veronica di Modica.

Raffaela Mariniello è nata a Napoli nel 1965. È una delle fotografe italiane più note della sua generazione. La sua ricerca è rivolta a tematiche sociali e culturali, con un’attenzione particolare alla trasformazione del paesaggio urbano e al rapporto tra l’uomo e i luoghi che abita. Soggetti privilegiati delle sue indagini sono le città e le periferie, e soprattutto le aree dismesse, con le loro contraddizioni concettuali ed estetiche. Nel 1991, con la chiusura definitiva dell’Italsider di Bagnoli, realizza una campagna fotografica sull’industria, a tutt’oggi l’unica testimonianza storica sull’attività dell’acciaieria. Il lavoro Bagnoli, una fabbrica è stato esposto a Napoli, Nantes, Calais, Parigi e Milano. Nel 2006 ha realizzato la serie Souvenirs d’Italie, progetto sui centri storici delle città italiane in cui è evidenziata la trasformazione dei luoghi interssati dal turismo di massa che subiscono sempre più una progressiva perdita di identità storica e culturale. Nel 2014 dedica un progetto video e fotografico alla vicenda del tragico incendio di Città della Scienza a Napoli. Il progetto si intitola Still in Life. Ha partecipato a numerose mostre collettive in Italia e all’estero, tra cui: XII Quadriennale d’arte di Roma; VIII Biennale di Fotografia di Torino; XI Biennale di Architettura di Venezia; Festival della Fotografia di Roma. Ha esposto, tra gli altri, al MOCA di Shangai, al MAXXI di Roma; al Museo MADRE, Napoli; alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Torino. Lavora con la storica Galleria Trisorio di Napoli.

L’opera OLD FACTORY NEW CAPITAL di Igor Grubić e Raffaela Mariniello si potrà vedere esposta sulla facciata dell’edificio di Portofluviale fino al 20 luglio 2017.

SkinTaste è un progetto pluriennale di PortoFluviale a cura di Adriana Rispoli.
Ogni anno un artista è invitato a realizzare un’opera site-specific in carta da manifesto per rivestire la facciata dell’ex deposito degli anni ’50 oggi sede del noto locale. La riqualificazione estetica dell’area metropolitana, la volontà di promuovere un messaggio creativo anziché pubblicitario e l’ampliamento del pubblico dell’arte contemporanea sono gli obiettivi che Skin Taste si prefigge.
Nelle precedenti edizioni sono stati coinvolti gli artisti: Mariangela Levita, Flavio Favelli e Giuseppe Stampone.



 

Villa Pignatelli – Casa della fotografia

L’arte del femminile

Julia Margaret Cameron – Florence Henri – Francesca Woodman

 

INAUGURAZIONE

sabato 18 marzo 2017, ore 11

 

Sabato 18 marzo, alle ore 11, sarà inaugurata al Museo Pignatelli la mostra L"arte del femminile. Julia Margaret Cameron – Florence Henri – Francesca Woodman. L’esposizione, curata da Giuliano Sergio, è stata promossa dal Polo museale della Campania in collaborazione con Incontri Internazionali d’Arte e la Galleria Massimo Minini.

Si tratta della prima occasione espositiva che presenta a Napoli 90 opere di tre artiste acclamate internazionalmente per lo straordinario ruolo storico e culturale della loro opera.

Molte rassegne internazionali hanno esplorato gli aspetti legati alla visione femminile che attraversa la storia della fotografia. La critica ha fatto emergere un campo estetico nascosto che analizza la storia del medium con occhi nuovi e coglie aspetti finora solo percepiti, sperimentando accostamenti estetici inediti.

L’arte del femminile. Julia Margaret Cameron – Florence Henri – Francesca Woodman nasce come frutto di questa nuova sensibilità critica e accosta le tre fotografe in una formula inedita: non più una semplice collettiva sulla fotografia al femminile, né una ricostruzione storica, ma un dialogo ideale tra tre figure maggiori della storia della fotografia che per epoca non si sono mai incontrate. Cameron, Henri e Woodman sono personalità emblematiche che, a cinquant’anni di distanza l’una d’all’altra, hanno narrato ciascuna la propria epoca, vivendone in prima persona i paradossi e le contraddizioni. Comune è l’autonomia espressiva delle tre autrici che rivelano una sensibilità affine nella rappresentazione della figura femminile, in una continua indagine identitaria attraverso il medium fotografico.

Dall’ideale dissimulatore della cultura vittoriana, all’esaltazione moderna ecostruttiva delle avanguardie storiche, fino alla crisi espressiva e sociale degli anni Settanta nel Novecento, le loro immagini ci accompagnano in un viaggio lungo un secolo e mezzo che ha visto un radicale mutamento nella percezione della donna in seno alla società occidentale.

La fotografia offre uno specchio dove ciascuna autrice misura la propria identità e si confronta con la rappresentazione del femminile. Julia Margaret Cameron (1815–1879), sublime ritrattista di uomini famosi del suo tempo, traduce la propria personale inquietudine umana nelle attitudini enigmatiche che fa assumere alle sue modelle: figure anonime che inscenano personaggi allegorici rappresentando tutti gli aspetti dell’idealizzazione vittoriana della donna, in uno sforzo continuo di autodefinizione della femminilità. Florence Henri (1893-1982), con i suoi autoritratti e i suoi nudi, celebra la New Woman degli anni venti e trenta, una rappresentazione che trova nella new photography e nell’uso straordinario del montaggio fotografico gli strumenti ideali per la narrazione del nuovo posto assunto dalla donna tra le due guerre. Francesca Woodman (1958–1981) alla fine degli anni Settanta raggiunge una straordinaria sintesi: le sue autorappresentazioni sono un compendio iconografico che spazia dalla compostezza classica - evocata e profanata con l’uso del nudo - alla tradizione surrealista che irrompe nelle immagini con una carica corrosiva, fino all’espressività esistenziale che si consuma nella dimensione performativa.

Grazie a numerosi prestiti, ogni autrice sarà presentata attraverso trenta immagini, selezionate in modo da far emergere sensibilità comuni, tematiche e rimandi che permetteranno al pubblico di scoprire l’opera di ciascuna artista in rapporto alle altre. Il filo conduttore è la fotografia, linguaggio moderno e funzionale che ogni autrice ha portato nel territorio dell’arte grazie alla propria visione. La mostra permetterà di far dialogare tre epoche distinte che abbracciano l’intera la storia del medium, ripercorrendo la sensibilità di tre grandi personalità della visione. Le novanta immagini raccolte a Villa Pignatelli sono documenti che testimoniano di un’arte capace di esprimere una soggettività di genere, di offrire una dimensione sessuata e interna che rivela la complessità che si nasconde dietro le rappresentazioni femminili convenzionali:un’arte del femminile di cui Julia Margaret Cameron, Florence Henri e Francesca Woodman incarnano tra gli esempi più alti della fotografia occidentale.

 

INFORMAZIONI

 

Sede espositiva

Museo Pignatelli, Napoli

Riviera di Chiaia, 200

tel. 081 669675

pm-cam.pignatelli@beniculturali.it - facebook.com/villapignatellicasadellafotografia

 

Periodo

18 marzo -1 maggio 2017

Biglietto

intero: € 5

Orario

Ore 10-17 (ultimo ingresso ore 16); martedì chiuso

 

Sito web

www.polomusealecampania.beniculturali.it

 

Ufficio Stampa

Polo museale, Simona Golia, Tel. +39 081.2294478; pm-cam.uffstampa@beniculturali.it