user_mobilelogo

2007  Castel Volturno.jpg

Mercoledì 6 giugno, alle ore 19, sarà inaugurata al Museo Pignatelli la mostra di Stefano Cerio Amusement Places. L’esposizione, curata da Denise Pagano, è promossa dal Polo Museale della Campania, diretto da Anna Imponente, in collaborazione con gli Incontri Internazionali d’Arte e lo Studio Trisorio.

La mostra riunisce per la prima volta una selezione di 30 opere di grande formato e due video in hd tratti dalle 5 serie di lavori sviluppati dall’artista su luoghi e architetture (più o meno effimere) per il gioco e il tempo libero.

Gli Acquapark (2010), le piste e gli impianti di risalita della serie Night Ski (2011), le navi da crociera della serie Cruise ship (2012), i luoghi di Chinese Fun (2013), e i parchi dei Night Games (2017) sono accomunati dal fatto di essere ripresi sempre in assenza di persone e quando non sono in funzione. Ciò crea una sensazione di disagio (uncanny) nello spettatore in cerca della riconoscibilità di questi luoghi sempre uguali eppure caratterizzati in modo diverso.

Voglio catturare esattamente ciò che vedo in quel momento” - afferma Cerio - uso le mie luci come strumento di costruzione dell’immagine, creo delle atmosfere che in realtà non esistono”.

1¨ di secondo è il tempo che Cerio usa per “tagliare qualsiasi luce ambiente” e proporre allo spettatore - secondo una prospettiva dettata dal 'vero' offerto dalla macchina - ciò che l’occhio umano non ha il tempo di percepire.

Questa condizione - come ha scritto Walter Guadagnini (Percorsi di Cerio in Vice Versa, Roma 2012) - “crea una sensazione di sospensione del tempo, una sorta di metafisica delle cose che allontana gli oggetti dalla realtà e li trasforma in apparizioni fantasmatiche. Là dove la fotografia topografica racconta il mutamento, la fotografia di Cerio racconta la sospensione. Inoltre, tutti questi luoghi vengono ripresi quando sono – nella percezione comune – invisibili (…). Cerio rivendica alla fotografia, con assoluta nonchalance, la capacità di rendere manifesto l'invisibile, ciò che è abitualmente sottratto agli occhi”.

 

Nota biografica

Stefano Cerio vive e lavora tra Roma e Parigi. Inizia la carriera di fotografo molto giovane, collaborando con il settimanale L’Espresso. Dal 2001, il suo interesse si sposta progressivamente verso la fotografia di ricerca e il video. Tra le numerose mostre da lui realizzate, si ricordano: “Sintetico Italiano” (Certosa di San Giacomo, Capri 2009), Aqua Park (Fondazione Forma per la fotografia, Milano 2011), Night Ski (Studio Trisorio 2012), Chinese Fun (Fondazione Volume!,Roma 2015), “Night Games” (Camera Centro Italiano per la Fotografia, Torino 2017).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 



THE LIGHT BETWEEN US

La Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee, in collaborazione con il Polo museale della Campania, e con Incontri Internazionali d'Arte, nell’ambito dell’edizione 2018 di Progetto XXI, presenta The light between us, nuova mostra dell’artista inglese Darren Almond.

The light between us unisce opere appartenenti a differenti capitoli della ricerca di Almond. Ogni serie è una singolare indagine sulla relazione tra tempo, spazio e memoria, sia personale sia collettiva, e la dialettica tra il linguaggio digitale e analogico che l’artista usa per esprimere queste idee. Lo sviluppo di ogni immagine, che rivela un paesaggio catturato durante uno specifico viaggio intrapreso dall’artista, rispecchia la tradizione del paesaggio settecentesco e ottocentesco. Questa tradizione, profondamente radicata in Campania, viene reinterpretata nelle opere di Almond, creando un nuovo modo di catturare la vastità del paesaggio, sulla scia dell’estetica contemporanea e della consapevolezza tecnologica.

The light between us include 17 lavori della serie Fullmoon. Queste fotografie di paesaggi notturni su larga scala, iniziate nel 1998, sono eseguite durante la luna piena utilizzando un lungo tempo di esposizione. Le immagini che ne risultano appaiono irreali: i paesaggi sono immersi in una luce non familiare, tanto che la notte sembra essersi trasformata in giorno. Lo sviluppo di queste immagini è la rivelazione di un momento nel tempo e una dimostrazione della presenza fisica della luce. Osservando queste opere, il pubblico è condotto in un viaggio al fianco dell’artista. Non è solo la visione momentanea che Almond condivide, ma soprattutto il passare del tempo che dà forma ad ogni immagine e forse al paesaggio stesso.

Come per la serie Fullmoon, molte opere di Almond sono il risultato dei suoi viaggi in luoghi inaccessibili e remoti, come il Circolo Polare Artico, la Siberia, le Sacre montagne della Cina e la foce del fiume Nilo. Nel 2007, ispirato dal poeta Joseph Brodsky, Almond si è recato nella città di Dudinka, in Siberia, dove l'inquinamento della miniera locale di nichel a Norilsk ha creato un paesaggio soffocato di denutrite e carbonizzate foreste, contro la neve indisturbata. Le immagini della Siberia, che costituiscono una parte della serie Night and Fog, offrono una calma agghiacciante, memorie dell’intervento umano passato e presente nella natura. Queste fotografie registrano l'impatto del trascorrere del tempo, e più minacciosamente, le impronte dell'uomo sul paesaggio.

Nel 2015, Almond ha viaggiato fino ai profondi canyon delle cartiere intorno ad Amalfi, in Italia, seguendo le orme del pittore romantico tedesco Carl Blechen, contemporaneo di William Turner. La topografia del paesaggio, dalle creste affilate e sporgenti, ostruiva la luce della luna piena e ostacolava i primi tentativi fotografici dell’artista per catturare la luce e le immagini. Queste fotografie sono state realizzate, per la prima volta, usando la luce solare diretta filtrata da un vetro nero. Immagini diurne che rivelano un paesaggio immerso nel tempo, e richiamano i precedenti ricordi di viaggiatori come Blechen, ma che attraverso l'obiettivo di Almond costituiscono anche una memoria della presenza di passato all’interno del paesaggio. Saranno inoltre presentate le nuove opere di Almond, Light of Time, realizzate nel deserto d'alta quota di Atacama, in Cile, nelle quali i cieli notturni raccontano la storia del tempo stesso quale storia di luce.

Darren Almond è nato a Wigan, in Inghilterra, nel 1971. Nel 2005 è stato nominato per il Turner Prize ed ha avuto numerose mostre personali in tutto il mondo: The Renaissance Society, Chicago (1999); De Appel, Amsterdam e la Kunsthalle Zürich, Zurigo (2001), Tate Britain, Londra (2001); Fondazione Nicola Trussardi/Palazzo della Ragione, Milano, Italia (2003); K21, Düsseldorf (2005); Museum Folkwang, Essen (2006); SITE Santa Fe (2007); Parasol Unit, Londra (2008); Villa Merkel, Esslingen and FRAC Haute-Normandie, Sotteville-les-Rouen (2011); Domaine de Chaumont-sur-Loire, Chaumont-sur-Loire (2012); Kunsthaus Graz, Graz (2015), SCAI the Bathhouse, Tokyo (2016). Tra le principali mostre collettive si annoverano le partecipazioni a Biennale di Berlino (2001), Biennale di Venezia (2003), Biennale di Busan (2004), la mostra connessa al Turner Prize, Tate Britain, Londra (2005), Biennale di Mosca (2007) e Tate Triennal, Tate Britain, Londra (2009). Tra le altre ricordiamo poi The Nothing That Is, Royal Academy of Arts, Londra; Photographing Monet Gardens: Five Contemporary Views, Musée des Impressionismes, Giverny (2015); Fire under Snow, Louisiana Museum of Modern Art, Humlebæk e Sublime, les tremblements du monde, Centre Pompidou, Metz (2016).

 

La mostra di Darren Almond, The light between us, è ospitata al Museo Pignatelli, diretto da Denise Pagano,una tra le rarissime case-museo di Napoli, che si connota dal 2010 anche come Villa Pignatelli-Casa dellafotografia: uno spazio aperto e qualificato ad accogliere manifestazioni, eventi e incontri che favoriscano il confronto sui temi della fotografia come espressione culturale, promuovendo la riscoperta di un patrimonio storico ancora poco noto, la conoscenza di autori e tendenze della fotografia contemporanea a livello internazionale e l'approccio alle più moderne tecniche di comunicazione. Il Polo museale della Campania, diretto da Anna Imponente, a cui afferisce Villa Pignatelli, nasce nel 2014 con la riforma del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, con l'obiettivo di potenziare le attività di valorizzazione dei musei italiani. Il Polo è quindi il punto di connessione tra centro e periferia e opera per favorire il dialogo tra enti statali e locali, tra realtà museali pubbliche e private, lavorando per la sinergia del sistema regionale, valorizzando e rendendo fruibile la ricchezza culturale dei musei statali della Campania.

La mostra è organizzata in collaborazione con Incontri Internazionali d'Arte, un'associazione culturale senza scopo di lucro fondata a Roma nel 1970 da Graziella Lonardi Buontempo, a cui è subentrata nel 2011 la nipote Gabriella Buontempo, con l'intento di promuovere la cultura contemporanea in tutte le sue forme. Dal 2010, Incontri Internazionali d'Arte collabora con il Polo museale della Campania per la realizzazione di una serie di mostre, tra cui: Ugo Mulas. La Verifica dell'arte. Da Marcel Duchamp a Vitalità del negativo, NAPOLI di Riccardo Carbone, Rabi'a, Souvenir d'Italie di Raffaella Mariniello, Gabriele Basilico. Bord de mer, Antonio Biasiucci. 3/3 Sacrificio Tumulto Costellazioni, Wim Wenders. Appunti di Viaggio, L'arte del femminile. Julia Margaret Cameron - Florence Henri - Francesca Woodman. Oltre ad aver rilanciato il Premio Malaparte nel 2012 - che ha visto come protagonisti Emmanuel Carrère (2012), Julian Barnes (2013), Donna Tartt (2014), Karl Ove Knausgard (2015), Elisabeth Strout (2016), Han Kang (2017) - l'Associazione è impegnata inoltre nel sostegno della giovane creatività italiana, attraverso un programma di residenze per giovani artisti presso la Cité Internationale des Arts di Parigi. Nel 2015, in collaborazione con il MADRE e con il Polo museale, si è tenuta presso il museo regionale campano d'arte contemporanea la mostra personale io non sono io di Boris Mikhailov.

Si ringrazia l'artista e Galleria Alfonso Artiaco per la collaborazione. Si ringrazia, inoltre, Galleria Alfonso Artiaco, Galerie Max Hetzler e White Cube per il prestito delle opere.